Estetica: un conto è consigliare a fin di bene, un altro è umiliare

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Estetica e erotismo non sempre sono sinonimo di piacere.

Quando il piacere dell’estetica diventa troppo importante, non comunichiamo il piacere per la persona nella sua totalità.

Ci sono uomini che insistono ossessivamente sull’estetica delle loro compagne, altri che, con affetto, sono capaci di dare semplicemente qualche consiglio; la differenza tra i due la fanno l’affetto, la cura e l’attenzione. 

È giusto dare consigli, esprimersi sul modo di vestire, è lecito, ma umiliare la propria compagna, proiettando su di lei le proprie esigenze è ben altra cosa.

L’attenzione per l’altro si dimostra secondo strade trasversali, attraverso piccoli gesti, complimenti e piccole battute, volte ad aiutare l’altro e non la proiezione che noi abbiamo di lui. 

Lamentarsi ossessivamente dell’aspetto della propria compagna è un gesto umiliante che denota insoddisfazione, scarsa stima e superficialità. 

Noi donne dovremmo imparare a distinguere tra il consiglio e la lamentela: il primo ci dà benessere, fiducia e porta a farci migliorare; la seconda ci costringe, ci rende insicure.

L’importanza sul modo in cui noi pensiamo e concepiamo noi stesse è di non renderci schiave di un giudizio altrui.

È sempre meglio tentare di recuperare i rapporti irrisolti

 

 

Non è sempre possibile recuperare dopo anni un rapporto con un padre che è stato assente e manchevole per una vita intera, eppure, fatta eccezione per casi molto gravi di violenza, dovremmo sempre tentare. Solo l’elaborazione e il confronto ci permettono di chiudere con consapevolezza la porta a una figura così importante: un rapporto irrisolto può infatti trasformare il ricordo paterno in un’ombra fantasmatica, irreale, che può essere tanto idealizzata quanto demonizzata. A costo di schiantarci contro un muro sordo e ottuso, dovremmo sempre toccare con mano la realtà di quella manchevolezza che ci ha ferito: è meglio infatti una verità dolorosa, piuttosto che una fantasia infantile capace di minare la nostra vita emotiva e relazionale. Non si tratta di una questione morale, questo tentativo deve essere fatto prima di tutto per noi stessi, per la nostra salute e per il nostro equilibrio.

(articolo apparso su CONFIDENZE N. 3 del 09.01.18)