Crescere senza famiglia: sentiamo di più il desiderio di averne una? Riusciamo a non proiettare tutto quello che ci è mancato sul nuovo nucleo familiare?

Crescere senza famiglia

La famiglia di origine è lo strumento primario che ci permette di costruirci una buona identità e sicurezza nelle nostre capacità.

Le prime regole sociali ci vengono date dalla famiglia di origine che, attraverso l’insegnamento di quello che si deve o non si deve fare, ci introduce nel mondo adulto.

Anche l’affettività è importante perché chi è orfano, oppure chi ha avuto genitori assenti, risente di mancanze affettive importanti che poi cercherà in altre persone.

Cercherà di costruirsi un nuovo nucleo che possa aiutarlo a coprire i buchi lasciati dalla famiglia originaria, attraverso dinamiche che potrebbero poi essere deludenti.

Le conseguenze potrebbero essere diverse: per reazione si può diventare padri troppo severi, madri troppo seduttive o troppo apprensive.

La famiglia di origine potrebbe essere talmente idealizzata da farla diventare completamente diversa dalla realtà; un po’ come se diventasse quella del “Mulino Bianco”.

Il nuovo nucleo non sarà così perfetto, così ci sarà delusione e frustrazione che metterà in crisi la coppia e i figli.

Bisogna cercare di affrontare la mancanza di una famiglia di origine mettendo in discussione, prima di tutto, noi stessi e le mancanze che abbiamo.

Se vediamo che continuiamo a reiterare gli sbagli, la psicoterapia ci potrebbe aiutare per procedere con più serenità.

Matrimonio: un contratto che ci rende più forti

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Il matrimonio psicologicamente porta una sicurezza per tutti e due i coniugi e, essendo un contratto, a sentirsi più impegnati per rispettare i diversi compiti.

Il matrimonio nasce storicamente come una forma contrattualistica con lo scopo di istituzionalizzare un’unione e unire i possedimenti di due famiglie.

Un tempo, attraverso l‘unione di due coniugi, i terreni, i titoli e i guadagni di due stirpi venivano sommati in un’unica nuova famiglia, più potente e più ricca. 

Oggi, anche se in altre forme, il matrimonio è ancora capace di dare potere; attraverso questo contratto di coppia è più semplice comprare casa, dividere le spese, prenotare un albergo. 

Ciò che prima era interdetto al singolo, diviene possibile con l’unione. È un vero e proprio vincolo nel bene e nel male. 

Da un punto di vista economico e sociale, la forza di due persone unite ufficialmente è maggiore rispetto a quella di un singolo.

Il modo di essere e di percepirsi genitori è cambiato

Il modo di essere e di percepirsi genitori è cambiato

I genitori oggi, rispetto al passato, hanno un compito più difficile e non riescono o non vogliono costruire una famiglia. 

Questo cambiamento non è solo valoriale, ma dipende anche dalla costituzione sociale, dalle possibilità lavorative dei genitori e dai nuovi modi di condurre la propria esistenza. 

In questo processo ha avuto certamente un certo peso l’emancipazione femminile, che ha permesso alle donne di non dipendere economicamente dall’uomo.

Per potersi pensare madri anche senza avere o desiderare una famiglia necessita una emancipazione femminile maggiore. 

La condivisione della genitorialità permette di dividere sforzi e fatiche, di alleggerire il carico di responsabilità e di impegni che un figlio porta con sé. 

Avere un unico genitore, in una visione freudiana, impedirebbe la costituzione del cosiddetto “triangolo edipico“, ma queste teorie, per quanto valide, sono state proposte in altri tempi, in altre condizioni e ambiti sociali. 

Oggi siamo ancora davanti a un cambiamento di paradigma della genitorialità ed è nostro compito continuare a osservare, così da comprendere questa trasformazione senza pregiudizi. 

Nel futuro, per i nostri figli, c’è incertezza sotto ogni profilo; nel lavoro, nella formazione di una famiglia, nello stato sociale, nelle amicizie, ecc.

Dobbiamo, come genitori, essere più presenti e dare ai nostri figli le sicurezze che gli serviranno, poi, nella vita.