Se non c’è complicità la relazione è a rischio

Se non c’è complicità la relazione è a rischio

Per costruire e gestire una relazione basata solo sul sesso bisogna essere molto razionali, peccato che il sesso non sia razionale per nulla.

Se non c’è complicità la relazione è a rischio perché è come se i due partner parlassero una lingua diversa.

Da questa contraddizione derivano tutte le storture che questo genere di rapporti sono destinati a produrre.

Nella relazione, dopo un primo periodo di entusiasmo, senza una spinta sentimentale, intellettuale ed emotiva, il sesso diventa monotono.

Tipicamente accade, però, che uno dei due si lasci andare, tentando di trasformare il semplice patto sessuale in qualcosa di più profondo.

Quando questo avviene o il rapporto si interrompe o si trasforma in una vera e propria relazione oppure il coinvolgimento non piace all’altro.

Puntare il rapporto solo sulla sessualità può essere un modo per difendersi dai sentimenti che potrebbero coinvolgere e, quindi, fare male.

L’unico modo per continuare a utilizzare il semplice sesso come un paravento con cui schermarsi dalle relazioni, è passare da un partner all’altro.

Del resto, senza una vera complicità intellettuale, qualsiasi relazione, anche un’amicizia, è destinata a naufragare.

O si cambia la persona o bisogna cambiare il rapporto perché il sesso non sostenuto da altro non supera la prova del tempo.

Il film erotico piace alle donne solo se c’è sentimento

Il film erotico piace alle donne solo se c'è sentimento

L’ erotico, visto da registe donne, è un ingrediente dei film che si fonde con storie dove l’elemento sesso diventa uno degli ingredienti.

Cara dottoressa Salomoni, ho letto ultimamente che il nuovo film erotico al “femminile” è un nuovo filone.

Che tipo di caratteristiche hanno questi film erotici?

E soprattutto, davvero pensa che ci sia una distinzione così netta fra la visione del sesso al maschile e al femminile?

M’interesserebbe molto sentire il suo parere- Grazie sin d’ora!

Roberta, Rosignano Solvay (LI)

Si sta facendo strada un filone di film erotici pensati e girati da registe donne per le donne.

Contengono elementi più vicini al nostro modo di sentire e vivere la sessualità.

La sessualità dell’uomo è proiettata verso l’esterno, e, infatti, sono più eccitati da ciò che vedono per cui un film erotico stimola il desiderio.

Quella della donna è più rivolta all’interiorità, e questo ci porta a dare importanza alla trama di un film, più che a immagini piccanti.

Sia per indole, sia per un retaggio culturale duro a morire, poi le donne difficilmente vogliono il solo sesso anche in film erotici

Desiderano una storia e danno più peso alla compagnia di un uomo che le faccia sentire desiderate, più che al mero atto sessuale.

Ovvio, ci sono poi le dedite eccezioni, ma le differenze con la sessualità al maschile, indubbiamente, ci sono.

Cibo e sessualità: interrelazioni tra due forme di piacere analizzate attraverso esempi cinematografici

Cibo e sessualità: interrelazioni tra due forme di piacere analizzate attraverso esempi cinematografici

Cibo e sessualità. Intervista all’esperta Serenella Salomoni – Università Degli Studi Di Padova – Laureando Edoardo Zotta.

Ho avuto il piacere di intervistare Serenella Salomoni, psicologa, psicoterapeuta, sessuologa e terapeuta di coppia è laureata a Padova in Psicologia e specialista in psicoterapia con la scuola quadriennale di Medicina Psicosomatica “RIZA“ a Milano.

È inoltre specialista in sessuologia presso AISPA (Associazione Italiana Sessuologia e Psicologia Applicata) fondata a Milano dal prof Willy Pasini ed iscritta FISS (Federazione Italiana Sessuologia Scientifica).

Volto stimato in tutta la penisola, mi ha concesso un’intervista da includere in questa tesi per fare chiarezza sugli aspetti psicologici delle relazioni tra cibo e sessualità.

Le domande con relative risposte sono le seguenti:

1) Quale legame pensa che ci sia tra il cibo ed la sessualità?

Il cibo è il primo legame materno, e tutto quello che passa attraverso il cibo passa attraverso la nostra psiche ed il nostro corpo. 

Quando iniziamo a crescere abbiamo un “imprinting” dato da un cibo vissuto come buono o come cattivo, il quale ci viene passato da nostra madre.

Il figlio percepisce le sensazioni trasmesse attraverso la somministrazione di cibo: se il cibo viene dato con amore, è amore che trasmette.

Se così non è, vengono a crearsi mancanze, che si traducono in forme di ribellione, come appunto l’anoressia, per poterle colmare. Tutto questo può diventare pericoloso se trascurato.

Così come c’è il cibo buono e quello cattivo, esiste anche il sesso buono e il sesso cattivo, dove possiamo provare piacere a far godere il partner o magari viene finto un orgasmo.

In noi italiani il passaggio del cibo e dell’amore è fondamentale: per gli altri popoli l’italiano è il grande amatore e il grande amante della buona tavola.

Ricordiamoci inoltre che come esistono i fastfood, esiste anche il fastsex.
L’erotismo viene istigato e fomentato da un buon cibo.

Sappiamo anche quanto il buon cibo sia legato alla buona riuscita di un appuntamento organizzato con la persona che ci interessa.

Come dice Willy Pasini “C’è una grossa differenza tra fame e appetito”.

Possiamo abbuffarci ferocemente come fanno le anoressiche, che poi vomitano, o possiamo mangiare con calma e relax per godere dei piaceri che il cibo ci porta.

Lo stesso discorso vale per il sesso, che va dosato e portato piano piano al culmine, per poterlo apprezzare.

Pensiamo poi a quanto il vocabolario gastronomico sia vicino al desiderio e alla sessualità, usando espressioni come “pelle di pesca”, “occhi come una mandorla”, “bocca come una ciliegia”, “luna di miele”. 

Non è importante il cosa venga dato da mangiare ma il come.

Il seno ed il latte materno sono due pilastri fondamentali per l’evoluzione dell’affettività di un bambino.

Di conseguenza si possono formare una serie di disturbi come anoressia e bulimia, che nella maggioranza dei casi rispecchiano il legame negativo con la madre.

Per quanto concerne il cibo afrodisiaco, Pasini dice, ad esempio, che il tartufo contiene molto androstenolo, che è un ormone presente nel verro maschio.

Per questo motivo vengono usate le scrofe per la ricerca dei tartufi. Li cercano con così tanta ingordigia perchè sentono l’odore del maschio.

Tuttavia l’androstenolo non è qualcosa che piace solo alle scrofe, ma a tutti gli essere umani.

In una ricerca, sono state date delle immagini di maschi ad un gruppo di donne, e dopo un po’ li è stato somministrato l’androstenolo, riscontrando un aumento dell’interesse nei soggetti delle foto, che venivano ritenuti più attraenti. 

Certo, ci sono un sacco di studi inerenti a cibi contenenti testosterone e altre sostanze ritenute afrodisiache, ma sostenere che un particolare cibo faccia cadere ai nostri piedi il nostro spasimante, la strada è lunga.

Seneca diceva “Vi offrirò un filtro che non contiene né pozioni, né erbe, né alcuna magia o stregoneria. Se desiderate essere amati, amate”.

Cioè, nel momento in cui offriamo un buon cibo, fatto con amore, e lo offriamo alla persona che ci interessa, sicuramente questa lo percepirà e lo apprezzerà indipendentemente dal fatto che presentiamo caviale o hamburger. 

Se prepariamo il cibo preferito di una persona con rabbia e isteria, con ogni probabilità i sentimenti negativi verranno percepiti annullando il risultato.

Anche con il cibo i figli affermano la loro crescita, e spesso un alimento considerato “che ti fa bene” dalla madre viene rifiutato proprio per puntualizzare la loro indipendenza dal materno.

2)  Cosa ne pensa del foodplay?

Giocare col cibo fa parte di tutti noi, e il voler aumentare la libido dell’altro può anche passare attraverso di esso.

Il foodplay è un gioco che i partner fanno tramite, per esempio, lo spalmarsi di panna o cioccolato, che sono cibi che stimolano la fantasia e quindi il desiderio.

3) Lei considera il foodplay un fetish o una filia?

Tutto può essere ossessione. Qualsiasi cosa noi facciamo nella sessualità come nel cibo e che viene portato all’estremo diventa una dipendenza, e questo si traduce in patologia.

Questo si applica a qualsiasi campo: la dipendenza è una patologia, e la filia è un amore patologico.

Diventiamo dipendenti quando non siamo più capaci di gestire la nostra ossessione, ma è lei stessa a controllarci.

Nel momento in cui vengono messe in atto le fantasie, che siano foodplay, bondage o qualsiasi altro eclettismo sessuale o alimentare, e si rispettano i propri limiti ed i desideri del partner, non c’è alcun tipo di problema. 

Il problema si presenta quando si arriva al punto in cui non si può più farne a meno, e sono quindi le fantasie a controllare la persona. Si diventa a senso unico, non si è più liberi.

4) Crede che la moda del foodplay sia stata introdotta nel nostro immaginario comune attraverso il cinema.

Io credo che anche nel 500 quando un uomo vedeva una donna introdurre in bocca un chicco d’uva con seduzione e sensualità, pensava al sesso.

Per il fatto che poi siamo arrivati a pensare di fare questo tipo di cose con il cibo dobbiamo sicuramente attribuire del merito al grande schermo, che ha aiutato ad organizzare la fantasia e fornire esempi più chiari.

Ma, come già ribadito, cibo e sessualità si intrecciano da sempre.