Spesso si fugge senza affrontare le nostre radici

spesso si fugge senza affrontare le nostre radici

Con le nostre radici abbiamo un rapporto come quello che si instaura nel luogo nel quale siamo nati e cresciuti.

Abbiamo un rapporto simile a quello che ognuno di noi ha con la propria madre – non a caso si utilizza l’espressione “terra madre’’ o, più letterariamente, come scriveva il Foscolo, materna mia terra“.

Queste sono le nostre radici.

Quando fuggiamo dal nostro paese natio, sia questo una nazione o una piccola città, dobbiamo ricordarci che stiamo in realtà scappando da una complessa rete di relazioni che ci hanno logorato, stancato e che nella nostra fantasia abbiamo incarnato in un luogo.

Spesso fuggiamo senza affrontare veramente le nostre radici, senza elaborarle, finendo così per trasferire e riproporre da qualche altra parte le medesime dinamiche che prima ci avevano fatto fuggire.

La fuga è solo apparenza, è uno strato di carta stagnola che fa brillare un pezzo di carbone.

Non è possibile emanciparsi dalia propria famiglia o dal paese natio in cui si è nati girando semplicemente la testa dall’altra parte.

È necessaria una profonda elaborazione che, a sua volta, può innescarsi solo se affrontiamo a viso aperto le paure e le idiosincrasie che ci hanno avvelenati.

Se questo non viene fatto, possiamo anche vagare per l’intero mondo, ma ci porteremo sempre sulle spalle il pesante fardello delle nostre paure e del nostro passato irrisolto.

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